e le cose polverose di questo posto, ridotto a tana da molti anni di
conoscenza e di convivenza, di me con me e con i miei pensieri.
Anche se qualsiasi posto diventa casa per me, dopo che ci ho passato una
notte, quest'antro in cui vivo da anni, ormai davvero un po' sporco e
certamente antiquato, rappresenta il rifugio prediletto dentro il quale
vorrei vivere i miei anni restanti, consumandoli ogni giorno con gli stessi
gesti, per poi morire nell'ultimo di quelli che mi saranno dati.
Aspetto.
Aspetto qualcosa e qualcuno che non so, e che non voglio neppure cercare di
indovinare.
Aspetto e basta, e mi piace l'attesa, mi piace snocciolare ore uguali,
rinchiudermi qui per proteggermi e per sfuggire le occasioni di novità.
Ho tanto tempo libero in questi anni che potrei venderlo; a uno scrittore
magari, che sapesse trarne qualcosa di saggio e di prezioso o ereditabile o
immortale, o semplicemente di pubblico, da lasciare a chi potesse
apprezzarlo.
Invece io, e il mio silenzio, moriremo soli, e sconosciuti.
Potrei dire che, avendo deciso di disperdere le mie ceneri, e di scomparire,
sto facendone le prove.... e potrebbe anche sembrare una battuta
spiritosa...
Penso questo e lo scrivo, con serenità, coccolandomi la vita che resta, e
riproducendola ogni giorno proprio per prolungarla: uguale a sé stessa non
potrà essere rimpianta, soprattutto da me.
Non esisterà "quel giorno", "quell' ora", "quella volta che.." . Sarà, tutta
insieme, un unico dolce, gradevole, materno momento.
In verità, per me che amo moltissimo la vita, ogni giorno é stato ed é
eccezionale, e mi rende immensamente felice poterlo rivivere uguale in
quello successivo, con pochi contatti esterni e molte ore passate a girare
per queste stanze sottraendomi ai pericoli e agli sguardi.
Lascio sui tavoli gli stessi fogli per mesi, rimando ogni azione che non sia
necessaria, tolgo la polvere solo quando impedisce di leggere un titolo o
vedere un colore, girovago e guardo, perché non avrò mai guardato abbastanza
da ricordare con precisione, mai abbastanza da stancarmi di vedere, mai
troppo da annoiarmi degli stessi oggetti.
Chissà perché da qualche anno vivo in questo modo, come dovessi prepararmi a
trasportare dentro la mente tutto ciò che mi sta intorno qui, nel rifugio
prediletto, e farmene bagaglio per un viaggio che deve venire.
Guardo per convertire in pensiero le cose, tocco per trasformare in
sensazione il calore e il gelo, accarezzo per rendere emozione quel che ho
scelto per circondarmene, e che verrà con me, ma non so quando, in un altro
posto ancora più sicuro di questo.
12 febbraio 2008
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