28 marzo 2009

EFFETTI COLLATERALI 2, da Buscando Posadas

Il cancro è un animale benevolo, che non analizza i suoi beneficiari e non chiede conto di quel che hanno fatto o no per gratificarli con la sua esistenza.
E' una generosa pustola che scoppia, un obiettivo raggiunto con successo, un messaggio esoterico senza capo nè coda che dice tutto il bello dicibile, ma in una lingua morta che non si decifra piu'.
Il cancro sta li', ascolta, aspetta, si siede sulla sponda del tuo letto e attende il risveglio, sorride e ti si accuccia in grembo ronfando di piacere.
Piu' sei vivo e sveglio e piu' lui è contento e godereccio.
Piu' sei giovane e piu' vi divertirete insieme.


Tema:
elencate almeno 5 effetti collaterali positivi dell'avere un cancro, e sapere di averlo


Svolgimento:

1.. I miei amici si ricordano di me ogni giorno.
2.. Sto finendo quel che avevo cominciato, perchè so che il mio tempo non è infinito.
3.. Non ho più bisogno di cambiare casa: un grande sollievo.
4.. Posso mangiare tutto quello che mi era proibito.
5.. Posso dire NO a cose alle quali ho detto sempre SI per far"li" tutti contenti.
(ps: ne avrei molti altri ma il compito diceva 5...)

Considerazione:
Grazie al cielo (o a me?) mi è venuto il cancro: se ne esco vedrò le cose diversamente, se non ne esco avrò comunque goduto di un raro periodo di grande sincerità verso me stesso e il mondo.

"liberamente ispirato da una amica che muore e già inciampa nei gradini, da esperienza personale, da un corso di Simonton, da una sala d'attesa troppo piena"

22 marzo 2009

splendore nell'erba

Ma se la radiosa luce che una volta brillava è ora per sempre tolta dal mio sguardo, se niente può far si che si rinnovi all'erba il suo splendore e che riviva il fiore, della sorte funesta non ci dorremo, ma ancor più saldi in petto godrem di quel che resta.

William Wordsworth

20 marzo 2009

1 an

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Come si scrive l'Essenziale

"Se fossi più giovane, si disse, andrei a vivere su quei monti.
Cercherei un ruscello e mi costruirei una casa di legno col camino. E le mie api farebbero miele nero di montagna.
E non me ne importerebbe niente di nessuno"

Cormac McCarthy, Il guardiano del frutteto

MOTIVI

Vivo perché esistono i libri, perché Marcel Proust ha scritto a penna, e perché piccoli occhi verdi di gatto stanno in qualche posto ad aspettare proprio me che non li ho ancora incontrati.

Campo, indissolubile dalla mia voglia di morire, perché qualcuno mi fa ancora ridere, perché qualcuno mi vuol bene senza saperlo, e per dare il tempo ai miei di organizzarsi circa il mio arrivo: li voglio vedere tutti in forma e contenti di riabbracciarmi anche fossero all'inferno e mi toccasse scenderci, per meriti di chicchessia.

Mio padre diceva due cose mitiche che mi sono rimaste in mente. Diceva "Tutta la mia intelligenza è passata a mia figlia, io sono diventato stupido" e "Quando muoio apro una gelateria all'inferno".

Cosicché, se ci andrò, all'inferno, finalmente troverò un lavoro da papà, e gli terrò i conti e l'inventario di creme e cioccolata.

Fino ad allora vivo per dispetto alla vita che voleva andarsene senza il mio consenso e quando non ero d'accordo, per riaffermare il mio diritto a scegliere ora e strumento, e nel frattempo mi diverto, salgo sui tetti delle Case dei Suicidi dove mangio pizza consegnata domicilio, sghignazzo sola sul tram e coltivo amori di passaggio.

30 marzo 2008 - liberamente ispirato a "Non buttiamoci giu'" di Nick Hornby

LACRIME

Arriva un momento in cui sembra di aver pianto abbastanza.

Istanti in cui si pensa che proprio chi ti ha fatto piangere ti farà ridere, perché insieme con il dolore è venuta la voglia di non perdere più tempo a trastullarsi nelle disperazioni e nei rimpianti.

La persona che ti ha fatto soffrire è la stesso che ti induce a ridere e a goderti la vita che ti resta.

Ma lei non lo sa.

Ti convinci addirittura di poter annullare in anticipo anche i dolori futuri con la gioia di oggi, con le risate che ti fai e con l'amore che ti prendi, magari dal primo che passa di lì.

Bisogna fare perché sia così, almeno per un breve tratto, almeno per il tempo necessario a rimarginare i bordi della ferita e fermare il sangue che ne esce.

Dopo, dopo qualche tempo di giochi e di abdicazioni ai propri stessi "parametri" di confronto e scambio, saremo nuovamente pronti a prendere sul serio noi stessi e le scelte, ingannevoli, ma motivate all'anima, che faremo.