28 ottobre 1921
Ci si perde, a volte, intorno a una data, tante volte evocata, celebrata, benedetta, confusa con un'altra, annunciata, detta e ridetta, confrontata, mai dimenticata..
Da giorni sapevo che oggi sarebbe stata quella data, l'ho scritta in agenda, l'ho appuntata qua e là, ho cercato di prevederla, annusarla, ragionarla, e non nascondermela.
Stamattina mi ci sono svegliata dentro, come tuffata in un acquario.
Mi sono distratta, e sono sopravvissuta.
Ma nel pomeriggio, ho cercato di andare al cinema, ho scelto un racconto colorato, senza un impegno di pensiero, senza un tema dominante, senza una faccia vera: volevo un cartone animato, qualcosa per ridere, per essere bambina, e perché?
Volevo andare al cinema: sono corsa fin là per l'ora giusta, anzi in anticipo, ho aspettato che si aprissero le porte.
E il film non c'era: non poteva essere proiettato, non era arrivata la chiave elettronica per srolotolarne la versione digitale: "Non accade mai, una combinazione imprevedibile"
Una beffa tecnologica, e l'infanzia non si può rivivere felice.
Non si possono raccogliere i cocci di quel che si è rotto, non si ricompongono le ombre, non si rimettono insieme i disegni di una città scomparsa.
Eppure la città è quella, perfino le strade intorno al cinema sono le stesse, ma è stato impossibile ignorarne le differenze, gli alberi morti, le case nuove.
Niente film, niente vecchia pellicola, niente distrazione, non un ritorno sereno all'infanzia.
Il film giapponese di animazione non c'era, niente folletti e buoni sentimenti, la tecnologia ha beffato i suoi stessi figli… e la salvezza dai miei ricordi è sfumata.
Così il pensiero è tornato là da dove era venuto.
Mi sono confusa, mi sono arrabbiata, mi sono persa in mezzo a troppa gente, ho deciso di tornare indietro, faceva un caldo sbagliato e inutile per la stagione, non volevo vedere e sentire, volevo solo che il giorno finisse, desideravo solamente rifugiarmi al chiuso.
Me ne sono tornata a casa in metropolitana.
Il vagone era affollato, c'era solo un posticino in punta, proprio al posto del guidatore che non esiste.
Così la galleria ti scorre davanti senza ostacoli, e puoi anche pensare di essere tu a decidere le curve..
In quel sedili c'e' scritto "pensati per i bambini".
E di fronte a me era seduto uno di loro, un < bambino >.
Forse due anni, forse meno: fra la manina cicciotta e la bocca scorre una crostatina che diminuisce rapidamente, il braccio protettivo della mamma gli stringe le spalle, davanti a lui corre un misterioso luminoso tunnel che chissà dove va, gli occhi increduli spalancati non vedono altro che un'avventura: gioia pura, vero spasso, un concentrato delle migliori offerte della vita per cominciare ad amarla, un puro, assoluto momento in cui a due anni null'altro serve per essere felici!
E che altro avrei potuto desiderare, io, per evocare le mie lacrime di non più bambina, io, impigliata nella mia data troppo lontana, affannata a capire perché non ho più due anni e non gioco ai giardini Cavour, sconfitta dal non saper gestire una data, quella data.
La data in cui mia madre avrebbe compiuto 90 anni, se solo avesse potuto essere qui.
28 ottobre 2011