29 maggio 2015

Nulla puo' aiutarmi a non soffrire.....

Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono,
fate tacere il cane con un osso succulento,
chiudete i pianoforti e fra un rullio smorzato
portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.

Incrocino gli aereoplani lassù
e scrivano sul cielo il messaggio Lui È Morto,
allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni,
i vigili si mettano i guanti di tela nera.

Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed il mio Ovest,
la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica,
il mio mezzodì, la mezzanotte, la mia lingua, il mio canto;
pensavo che l'amore fosse eterno: avevo torto.

Non servono più le stelle: spegnetele anche tutte;
imballate la luna, smontate pure il sole;
svuotatemi l'oceano e sradicate il bosco;
perché ormai nulla può giovare.

Wystan Hugh Auden

14 febbraio 2015

Wislawa Szymborska

Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno senza fare domande,
senza stupirmi di niente.

Ho svolto attività quotidiane,
come se ciò fosse tutto il dovuto.
Inspirazione, espirazione, un passo dopo l'altro, incombenze,
ma senza un pensiero che andasse più in là
dell'uscire di casa e del tornarmene a casa.
Il mondo avrebbe potuto esser preso per un mondo folle,
e io l'ho preso solo per uso ordinario.

Wislawa Szymborska

3 febbraio 2015

Inutilmente il tempo passa.

Cammino per quelle strade rimaste uguali, vado da una via all'altra e aspetto che la sua mano mi tocchi la spalla e la sua voce mi dica: "Sono qui, sono io, eccomi, non sono andato via, ho mentito a tutti, siamo qui, nelle nostre strade.. nulla è vero di questa realtà che vedi, siamo ancora nel '75  e andiamo a comprare qualcosa da mangiare: vedi che i negozi sono sempre quelli?..
E poi saliremo in casa, nella piccola casa e staremo insieme e rideremo e ascolteremo la musica che ci piace, e faremo l'amore, il nostro amore, a scapito di tutti e di nascosto,  sono io. Non piangere, sono io, e ti diro' le stesse cose, e ci saranno i soliti silenzi  e ti ripetero' quanto posso essere vigliacco, al punto da dire a tutti che non sono piu' qui, pur di non avere il coraggio di cambiare le nostre vite, per mano mia e del mio amore per te, ma soprattutto del tuo amore per me.
Sono io, ma non ho coraggio, e poi ho un figlio e tu non ne vuoi, e tu sei diversa da me, e io non so essere come te; sono io ma mi sono nascosto per non farmi scovare.. neppure da te.
 
Ma ti vedo cosi' disperata, che ti batto sulla spalla e mi rivelo:
sono io, stai tranquilla, non è successo nulla, è tutto come sempre.
Non sono morto, anche se tutti mi hanno visto morire."
 
1975 - 2015, anni passati invano
 
 
 

3 ottobre 2014

Leone Tolstoj

Il re degli elefanti
 
Un re indiano ordinò che si radunassero tutti i ciechi; e quando i ciechi furono
arrivati alla reggia, fece mostrare a loro i suoi elefanti. Uno tastò le zampe,
un altro la punta della coda, un terzo la radice della coda, un quarto il
ventre, un quinto il groppo ne, un sesto le orecchie, un settimo le zanne, un
ottavo la proboscide.
Poi il re chiamò a sé quei ciechi, e domandò: - Come sono fatti i miei elefanti?
Uno dei ciechi disse: - I tuoi elefanti somigliano a colonne! - Era il cieco che
aveva tastato le zampe.
Un altro cieco disse: - Somigliano a scopette! - Era quello che aveva tastato la
punta della coda.
Un terzo disse: - Somigliano a rami! - Era quello che aveva tastato la radice
della coda.
Quello che aveva tastato il ventre, disse: - Gli elefanti somigliano a un
mucchio di terra!
Quello che aveva tastato i fianchi, disse: - Somigliano a un muraglione!
Quello che aveva tastato il groppone disse: - Somigliano a una montagna!
Quello che aveva tastato le orecchie, disse; - Somigliano a fazzoletti!
Quello che aveva tastato la testa, disse: - Somigliano a un gran mortaio!
Quello che aveva tastato le zanne, disse: - Somigliano a corna!
Quello che aveva tastato la proboscide, disse: - Somigliano a una grossa fune!
E tutti quei ciechi si misero a discutere e a litigare.
 

27 giugno 2014

Rubén Darío

La princesa está triste . .  qué tendrá la princesa?
Los suspiros se escapan de su boca de fresa,
que ha perdido la risa, que ha perdido el color.
La princesa está pálida en su silla de oro,
está mudo el teclado de su clave sonoro;
y en un vaso alvidada se desmaya una flor.

El jardín puebla el triumfo de los pavos-reales.
Palanchina, la dueña dice cosas banales,
Y, vestido de rojo, pirueta el bufón.
La princesa no ríe, la princess no siente;
La princesa persigue por el cielo de Oriente
La libélula vaga de una vaga ilusión.

Piensa acaso e el príncipe de Golconda o de China,
o en el que ha detenido su carroza argentina
para ver de sus ojos la dulzura de luz?
O en el rey de las Islas de las Rosa fragantes,
o en el que es soberano de los claros diamantes
o en dueno orgulloso de las perlas de Ormuz?

Ay! La probre princesa de la boca de rosa
quiere ser golondrina, quiere ser mariposa
tener alas ligeras, bajo el cielo volar,
ir al sol por la escala luminosa de un rayo,
Saludar a los lirios con los versos de mayo,
o perderse en el viento sobre el trueno del mar.

Ya no quiere el palacio, ni la rueca de plata,
ni el halcón encantado, ni el bufón escarlata,
ni los cisnes unánimes en el lago de azur.
Y están las flores por la flor de la corte;
los jaszmines de Oriente, los nelumbos del Norte,
de Occidente las dalias y las rosas del Sur.

Pobrecita princesa de los ojos azules!
Está presa en sus oros, está presa en sus tules,
en la jaula de mármol del palacio real,
el palacio soberbio que vigilan los guardas,
que custodian cien negros con sus cien alabardas
un lebrel que no duerme y un dragón colosal.

Oh quién fuera hipsipila que dejó la crisálida!
(La princesa está triste. La princesa está pálida)
Oh visión adorada de oro, rosa y marfil!
Quién volara a la tierra donde un príncipe existe
(La princesa está palida. La princesa está triste)
más brillante que el alba, más hermoso que abril!

-Calla, calla, princesa! - dice el hada madrina -,
e caballo con alas, hacia acá se encamina,
e el cinto la espada y en la mano el azor,
el feliz caballero que te adora sin verte,
y que llega de lejos, vencedor la Muerte,
a encenderte los labios con su beso de amor!

 Poesías profanas (1896)

15 maggio 2014

Albert Camus

on me disait que ces quelques morts étaient nécessaires pour amener un monde où l'on ne tuerait plus personne

5 maggio 2014

Friedrich Hebbel

«Quando Dio si trovò in imbarazzo a causa della turba d'uomini che non sapevano cosa fare di se stessi, creò allora la fe­li­cità»

15 aprile 2014

The distances by Charles Olson

So the distances are Galatea
                               and one does fall in love and desires
mastery
                               old Zeus—young Augustus
Love knows no distance, no place
                                is that far away or heat changes
into signals, and control
                                 old Zeus—young Augustus

Death is a loving matter, then, a horror
                                   we cannot bide, and avoid
by greedy life
                          we think all living things are precious
                          ---Pygmalions

O love who places all where each is, as they are, for every moment,
yield
                       to this man
                                       that the impossible distance
be healed,
                        that young Augustus
                        and old Zeus
be enclosed . . .

4 febbraio 2014

LA MIA ANIMA ERA UN ABITO AZZURRO

Edith Irene Sodergran
 
La mia anima era un abito azzurro colore del cielo;
l'ho lasciato su uno scoglio, sul mare e sono venuta da te,
e somigliavo a una donna.
E come una donna mi sono seduta alla tua tavola
e ho bevuto una coppa di vino,
e respirato il profumo delle rose.
Hai detto che ero bella,
che somigliavo a qualcosa che avevi visto in sogno.
Ho dimenticato tutto, la mia infanzia e la mia patria,
sapevo solo che le tue lusinghe mi tenevano prigioniera.
E tu, ridendo, hai preso uno specchio e mi hai detto di guardarmi.
Ho visto che le mie spalle erano fatte di stoffa
e si stavano sbriciolando,
ho visto che la mia bellezza era malata,
e che desiderava solo una cosa: sparire.
Oh, tienimi stretta tra le tue braccia,
che io non abbia più bisogno di niente.
 
George Elgar Hicks – Donna tra i fiori

19 gennaio 2014

Anniversario

26 gennaio 1914 - 26 gennaio 2014: domenica prossima sarà il centenario della nascita del mio grande Papà, Giovanni Montanara. E poichè i Grandi vanno celebrati, siano essi personaggi famosi o meno, voglio qui ricordarlo come un uomo onesto, amorevole, sincero, tenace e capace, impegnato sempre a dare affetto e futuro alla sua piccola famiglia, anche in condizioni molto difficili.
Da lui e da mia madre ho imparato l'onestà intellettuale e pratica, l'importanza del rigore morale e della sincerità, la necessità di essere sensibili agli altri e per gli altri, oltre che per sè stessi.
E anche l'allegria, il bello delle cose, l'amore per l'arte e per la cultura, la volontà di perseguire i sogni e i progetti, soprattutto se difficili.
Lui mi ha mostrato la limpidezza dell'amicizia che non mente mai, ma che sorregge, aiuta e accetta confronti sempre, anche davanti a contrasti apparentemente insanabili.
Mi ha fatto capire quanto inutile sia il più alto gradino della scala <sociale> se non si è stati capaci di raggiungerlo guardando e aiutando chi non ce la fa a salire.
Grazie papà, e perdona se quando eri qui queste cose non te le ho mai dette...
la tua "baby"
 

6 gennaio 2014

Pensierino delle Feste Solitarie

Quasi nessuno ama essere se stesso, convinto che essere qualcosa d`altro lo difenda dall`esclusione sociale, che comunque avviene prima o poi per tutti, non per mancanza di originalita` ma di denaro

22 dicembre 2013

Come corrono le giornate

Così davvero mi piace vivere: mi alzo presto, bevo un lungo caffe' (allungato e bevuto lentamente), esco per una passeggiata, vado a qualche mostra, entro nei musei, quasi sempre deserti.
Ma dove sta tutta questa gente di cui si parla tanto?

Resto per ore a guardare tutte le invenzioni possibili, ogni opera esposta, tutti i video disponibili, mi fermo a provare tutto cio' che e' consentito sperimentare a un solitario visitatore, e porto a casa sensazioni che non avrei mai immaginate, perche' non sono mai stata prigioniera, o gatto o comandante di nave.

E neppure fotografo, pittore, attore, scultore, esploratore, santo, malato immaginario, commediografo, ballerino, inventore, pazzo o visionario. Purtroppo.

Mangio quando ho fame e dove capita, cose dolci e senza gemiti di creature senzienti.

Se posso mi crogiolo al sole, ma l'ombra e l'aria fresca mi sono compagni piu' graditi.
Torno a casa quando le strade si popolano troppo per le mie esigenze di solitudine e di pensiero.

Leggo giornali piu' o meno bugiardi, scrivo un diario bambino e semplice, guardo una televisione piu' o meno intelligente, ascolto e vedo che cosa succede nel mondo o come vive gente lontanissima da qui.
Addestro la mia lingua e la mia cultura a scegliere sempre meglio le parole che servono per capire e lasciarmi capire.

Esco, se ne ho ancora voglia, e giro fra scaffali di supermercati nuovi e divertenti, compero qualcosa che non ho ancora e torno contenta nella tana.

Parlo con amici, rispondo alle loro domande, anche solo al telefono, do' notizie e ne ricevo, faccio rapide cronache delle mie giornate e delle mie novità, condivido felicità e stupori.

Vado a teatro se mi va, a un concerto se mi piace, a visitare qualcuno se voglio vedere i suoi occhi scintillanti di curiosità e il suo sorriso accattivante. E se ho voglia delle sue carezze.

A letto vado anche senza sonno, e con due, tre libri, per scegliere quello migliore a cercare sogni dolci con me.

Non mi manca niente, non mi manca nessuno.

Auguro a chiunque una vita così bella, senza campane a dividere le ore, senza obblighi di presenza in alcun posto, senza pretese da parte di egoisti oppressivi.
Una vita libera da tutto cio' che non sono i propri pensieri e la propria voglia di vivere e crescere dentro.

Addio bella e rumorosa Italia, mi sembri sempre piu' un paesino da abbandonare.

18 novembre 2013

René Daumal

«Sono morto perché non ho il desiderio, non ho desiderio perché credo di possedere, credo di possedere perché non cerco di dare. Cercando di dare, si vede che non si ha niente, vedendo che non si ha niente, si cerca di dare se stessi, cercando di dare se stessi, si vede che non si è niente, vedendo che non si è niente, si desidera divenire, desiderando divenire, si vive».

10 novembre 2013

Thomas Clayton Wolfe

"L'intera convinzione della mia vita risiede ora nel credere che la solitudine, lungi dall'essere un fenomeno raro e curioso, peculiare a me stesso ed a pochi altri uomini solitari, è il fatto centrale e inevitabile dell'esistenza umana."

5 novembre 2013

Laila Mahmuda - (Isabelle Eberhardt)

 

Partire é la più bella e coraggiosa
di tutte le azioni.
Una gioia egoistica forse, ma una gioia,
per colui che sa dare valore alla libertà.
Essere soli, senza bisogni, sconosciuti,
stranieri e tuttavia sentirsi a casa ovunque,
e partire alla conquista del mondo.

Isabelle Eberhardt

ATTILA JOZSEF - POETA UNGHERESE

Il dolore è un posticino grigio, silenzioso,

col viso asciutto, gli occhi d'un azzurro chiaro,

dalle sue spalle fragili pende la borsa, 

il vestito è scuro e consumato.

Nel suo petto batte un orologio

da pochi soldi; 

timidamente sguscia

di strada in strada, 

si stringe ai muri delle case, 

sparisce in un portone.

Poi bussa. E ha una lettera per te.

Attila József

 

Il dolore, sì, è vero, è grigio. Non ha quella bella tonalità decisa del nero, dove ti perdi e non vedi niente. È un non-colore, che spegne la realtà, la rende tacita e ammorbante. È come uno sguardo di occhi troppo chiari, par che non abbiano un concetto di vita deciso nel loro riflesso. Il dolore ha le spalle fragili, ed ha visitato così tante persone che i suoi vestiti sono consumati. Non è ricco e ruba il tempo che corre via su un orologio per niente prezioso. Sarà un uomo timido, non credo gli piaccia andar dalle persone, arrivare d'improvviso nelle case e fare a pezzi cuori innocenti; camminerà per le strade senza volersi far vedere, si stringe ai muri delle case, sparisce in un portone, poi bussa. E ha una lettera per te. Per quanto sia avvilente, quest'uomo malinconico, l'abbiamo conosciuto tutti.

Attila Joszsef, poeta ungherese. Lo so, mi direte di non averlo sentito mai, ed è esattamente per questo motivo che ve ne parlo; perché la voce della poesia si infila in tutti gli anfratti del mondo, nelle anime perdute, in quelle sconsolate e senza ispirazione, solo per guarirle, per tirarle fuori dall'anonimato e per portarsele via, tra l'eternità di parole che risuoneranno per sempre. Nato di Budapest, non ebbe vita facile, tuttavia è una voce orgogliosa del XX secolo: la sua esistenza è sempre stata un continuo arrangiarsi e sopravvivere, lasciare la sua vita solo alle parole che raccontavano il suo dolore e anche quello degli altri. Si spense presto, abbandonandosi al destino di un binario su cui correva sempre un treno. Le sue poesie ci sono arrivate tradotte in Italia grazie a Umberto Albini , docente di letteratura greca dell'Università di Genova; la poesia si trova nella raccolta "Poesie", contenente la sua produzione dal 1922 al 1937, anno della sua morte. Presso l'Università di Seghedino c'è una statua che lo rappresenta, per ricordare che nonostante una vita difficile ha sempre trovato spazio per la sua vocazione.

Con questa particolarissima allegoria del dolore, Attila Jozsef sembra descrivere un po' anche se stesso, nei tratti del viso asciutto e nei vestiti consumati si trovano dei riflessi di quello che era; è come se il dolore fosse così entrato a far parte della sua vita da arrivare al punto di identificarcisi. Il dolore è un posticino, è un luogo della mente dove i colori si sciolgono piano piano e nemmeno ci si fa caso; il dolore è una persona, striscia lungo i muri e arriva di soppiatto, porta una notizia e non va via facilmente, certe volte si affeziona e diventa un ospite costante. Veste di grigio e ha vestiti consumati. Ruba il tempo, e si infiltra nei cuori per prenderne il posto.

Attenzione, se alla porta bussa qualcuno, è bene guardare l'orologio che indossa.


 

25 ottobre 2013

il dolore

Il dolore è un posticino grigio, silenzioso,

col viso asciutto, gli occhi d'un azzurro chiaro,

dalle sue spalle fragili pende la borsa, 

il vestito è scuro e consumato.

Nel suo petto batte un orologio

da pochi soldi; 

timidamente sguscia

di strada in strada, 

si stringe ai muri delle case, 

sparisce in un portone.

Poi bussa. E ha una lettera per te.

Attila József

15 ottobre 2013

12 ottobre 2013

12 ottobre 1994 - 12 ottobre 2013

Oggi è proprio un giorno speciale: sono passati 19 anni dal momento in cui avrei potuto agevolmente morire, lasciando di me un ricordo quasi eroico, o anche solo eccezionale, agli amici e ai parenti, e forse al mondo intero.
Pero' non è successo, e ho trascinato questi giorni e mesi e anni soffrendo fisicamente come mai avrei immaginato, per arrivare ad oggi carica di livore verso me stessa, in quanto incapace di successo nell'approfittare di un'occasione di morte certa, ancorche' non suicidaria e quindi giustificata nella sua inconcludenza e inefficacia.
 

1 ottobre 2013

Ancora Marylin

"la donna che non ha fortuna con gli uomini non sa quanto sia fortunata"

30 settembre 2013

Mi consola, Marylin...

if you have been happy, it does not count as a mistake
 
Marylin Monroe

18 agosto 2013

uno spettacolo che avevo dimenticato

17 gennaio 2008 - Piccolo Regio di Torino
Spettacolo: Requiem for a dying Planet, omaggio a Werner Herzog

Alla apertura della scena, buio totale, sullo sfondo si
intravede un grande schermo, al lato sinistro una figura seduta, un uomo,
vestito perfettamente ma scalzo, imbraccia un violoncello, e piano piano ci
si rende conto che sta producendo suoni con l'archetto, cigolii,
strisciature sempre sullo stesso punto delle corde, e che non hanno nulla
di
musicale .... lamenti di un attrezzo da falegname....

La cosa prosegue qualche minuto, silenzio assoluto nella sala
completamente gremita, scalini inclusi.

Ad un tratto, dall'alto della scala a destra degli spettatori,
comincia a scendere una figura avvolta in un lungo abito, cantando una nenia
dolentissima e molto suggestiva.
Il violoncello segue con i suoi lamenti, ma si comincia a
intuire che rappresentano un accordo che verrà.

Lo schermo prende vita, lentissimamente, e appare un deserto di
pietre, la camera lo percorre quasi correndo, vi svolazzano sacchetti di
plastica traparente, il cielo che incombe e' grigio.
Brani di un documento di Herzog, da Requiem for a dying Planet,
lui in primo piano che in un americano furioso racconta cosa sta succedendo
alla terra, alle sabbie che la invaderanno e alla aridità che possiede il
pianeta, piano piano.

Il violoncellista prende un alito di vita, l'Africa arriva sul
palco e le immagini vanno avanti da sole, poi si fermano e dal buio del
fondo scena appaiono 5 figure in cerchio stretto rivolte verso l'interno
del
cerchio che cominciano a cantare una nenia sarda, una nenia funebre o
funesta, o forse solo emozionante.

La successione prosegue fra video bellissimi sul sopra e sotto
di terra e l'acqua, l'interno di uno shuttle con i suoi astronauti
svolazzanti che mangiano seduti sull'aria e guardano il pianeta di lontano,
sub sotto i ghiacci, tropico, rettili, riprese macro di vermi ed insetti
striscianti e affaccendati - e - suoni di violoncelo, canti africani e
sardi.
>
Appare ancora Herzog sul video, spezzoni di un documentario "End
of a dream", il tema sempre lo stesso: il sogno spezzato di una terra invasa
e maltrattata.
Grande corale sarda, accorata e un po' cupa.

Fine e applausi.

Il pubblico pero', si divide, chi mena le mani forsennatamente,
chi perplesso se ne sta seduto a pensare senza muovere un dito.

Herzog, in sala, si è goduto lo spettacolo in piedi, appoggiato
a una parete.
Si e' tagliato il codino, ma la rabbia gli e' rimasta e l'arte pure.

Non ho saputo replicare, ne' dire - a chi dichiarava "magnifico" -
che stavo fra quelli che hanno appludito poco e pensato un po'..

Meglio non deludere chi riesce ancora ad essere toccato, forse
in una consapevolezza che ancora non vuole venire fuori, da immagini ormai
molto viste, su temi che anche un cane dovrebbe conoscere, anzi lui meglio
di altri...

11 luglio 2013

ascoltare e pensarci su????

Milan Kundera

"El hombre atraviesa el presente con los ojos vendados. Sólo puede intuir y adivinar lo que de verdad está viviendo. Y después, cuando le quitan la venda de los ojos, puede mirar al pasado y comprobar qué es lo que ha vivido y cuál era su sentido. 

Aquella noche pensé que estaba brindando por mis éxitos, sin tener la menor sospecha de que estaba celebrando la inauguración de mis fracasos."

El Libro De Los Amores Ridículos
Milan Kundera

6 luglio 2013

Marcus Tullius Cicero

si vis doceri, doce

19 gennaio 2013

Friedrich Nietzsche

"Così parlo Zaratustra"
nel passo Dei dispregiatori dei corpi
 
"Strumento del tuo corpo è anche la tua piccola ragione, fratello, che tu chiami spirito, un piccolo strumento e giocattolo della tua ragione […] Dietro i tuoi pensieri e sentimenti, fratello, sta un possente sovrano, un saggio ignoto che si chiama . Abita nel tuo corpo. È il tuo corpo. Vi è più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore saggezza. Nell'arco della vita l'uomo impara a usare il proprio cervello (che è corpo!), con finezza e capacità.

29 dicembre 2012

jorges luis borges

Gli specchi, e la copula, sono abominevoli, perché moltiplicano il numero degli uomini.
 
 

4 dicembre 2012

Herman Melville

Truth is in things, and not in words.

10 settembre 2012

Pablo Neruda

Pablo Neruda - Mi piaci quando taci perché sei come assente

Poesie scelte: PABLO NERUDA, Mi piaci quando taci perché sei come assente.

pablo-neruda-2.jpg


Mi piaci quando taci perché sei come assente,
e mi ascolti da lungi e la mia voce non ti tocca.
Sembra che gli occhi ti sian volati via
e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.

Poiché tutte le cose son piene della mia anima
emergi dalle cose, piene dell'anima mia.
Farfalla di sogno, rassomigli alla mia anima,
e rassomigli alla parola malinconia.

Mi piaci quando taci e sei come distante.
E stai come lamentandoti, farfalla turbante.
E mi ascolti da lungi, e la mia voce non ti raggiunge:
lascia che io taccia col tuo silenzio.

Lascia che ti parli pure col tuo silenzio
chiaro come una lampada, semplice come un anello.
Sei come la notte, silenziosa e costellata.
Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.

Mi piaci quando taci perché sei come assente.
Distante e dolorosa come se fossi morta.
Allora una parola, un sorriso bastano.
E son felice, felice che non sia così.

10 luglio 2012

Saul Bellow - La resa dei conti - 1956

"Si trascina appena" penso' Wilheim "Gli cascano i pantaloni perché non ha abbastanza carne per tenerli su'. E' quasi cieco, e tutto coperto di chiazze, ma questo vecchio fa ancora i soldi con la Borsa. E' pieno di quattrini, probabilmente. E scommetto che non dà neanche un soldo ai figli. Alcuni di loro devono essere sulla cinquantina. E' per questo che certi uomini di mezza età ora sono come dei bambini. E' lui il padrone. Ma pensa un po'! Chi controlla tutto quanto? I vecchi di questo tipo. Che non hanno bisogni. Non hanno bisogno e perciò hanno. Io ho bisogno e perciò non ho. Sarebbe troppo semplice."

14 giugno 2012

in cambio

non ci sono ricompense, Signore, non ci sono ne' sorrisi ne' carezze restituite
non ci sono
 
e perche' dare, se non se ne ricava nulla, neppure un po' meno fatica di vivere?

2 maggio 2012

però è stata una storia importante, in ogni modo...

Non mi manca quello che mostravi di essere, mi manca quello che pensavo tu fossi.
Alda Merini

Pier Paolo Pasolini

Cos'è successo dopo la seconda guerra mondiale?
 
La normalità.
 
Già la normalità. Nello stato di normalità non ci si guarda attorno: tutto intorno, si presenta come "normale", privo della eccitazione e dell'emozione degli anni di emergenza. L'uomo tende ad addormentarsi nella propria normalità, si dimentica di riflettersi, perde l'abitudine di giudicarsi, non sa più chiedersi chi è.