Il Siluriano è un periodo dell'era paleozoica compreso tra l'Ordoviciano ed il Devoniano. Il Siluriano ebbe inizio circa 440 milioni di anni fa e terminò circa 395 milioni di anni fa. Era popolato da scorpioni, che vivevano soli...
27 dicembre 2008
26 dicembre 2008
Sant'Agostino
30 ottobre 2008
Paul Verlaine
Poiché l'alba si accende, ed ecco l'aurora,
poiché, dopo avermi a lungo fuggito, la speranza consente
a ritornare a me che la chiamo e l'imploro,
poiché questa felicità consente ad esser mia,
facciamola finita coi pensieri funesti,
basta con i cattivi sogni, ah! soprattutto
basta con l'ironia e le labbra strette
e parole in cui uno spirito senz'anima trionfava.
E basta con quei pugni serrati e la collera
per i malvagi e gli sciocchi che s'incontrano;
basta con l'abominevole rancore! basta
con l'oblio ricercato in esecrate bevande!
Perché io voglio, ora che un Essere di luce
nella mia notte fonda ha portato il chiarore
di un amore immortale che è anche il primo
per la grazia, il sorriso e la bontà,
io voglio, da voi guidato, begli occhi dalle dolci fiamme,
da voi condotto, o mano nella quale tremerà la mia,
camminare diritto, sia per sentieri di muschio
sia che ciottoli e pietre ingombrino il cammino;
sì, voglio incedere dritto e calmo nella Vita
verso la meta a cui mi spingerà il destino,
senza violenza, né rimorsi, né invidia:
sarà questo il felice dovere in gaie lotte.
E poiché, per cullare le lentezze della via,
canterò arie ingenue, io mi dico
che lei certo mi ascolterà senza fastidio;
e non chiedo, davvero, altro Paradiso.
28 ottobre 2008
Ching della ritirata...
28 ottobre 1921

Oggi è il compleanno della mia mamma.
Compie 87 anni, di cui, gli ultimi 4, lontana da me.
Se fosse qui le darei tanti baci sulla fronte, annusando i suoi capelli che sanno di buono e di lei.
La chiamerei ridendo "brutta vecchia" e lei riderebbe.
Ma lei se ne sta lontana, non torna, neppure sapendo che ho bisogno delle sue carezze e della sua forza, quella che mi ha sempre dato in vita.
Ciao mamma, grazie, sono qui.
Torna presto, oppure sarò costretta a decidermi di venire io da te....
Una carezza,
la tua ciccia
.
27 ottobre 2008
Cosi' semplice...
Cesare Pavese - Il mestiere di vivere
.
23 ottobre 2008
DIALOGO DI UN VENDITORE DI LIBRI E UNA PASSEGGERA
La passeggera si stupisce di trovare decine di testi sul Comunismo italiano, sovietico e cinese, classici, testi sacri e di vecchia edizione.
Passeggera. Ma ha saccheggiato la casa di un comunista morto?
Venditore. Si signora, e succede sempre piu' spesso.
Passeggera. Ma fanno fuori i libri in questo modo?
Venditore. Oh illustrissima si, certo, soprattutto i nipoti.
Passeggera. Ma come?
Venditore. Più più assai i nipoti dei morti, ai quali non importa nulla, ma anche….
Passeggera. Chi?
Venditore. Signora, a volte anche i proprietari.
Passeggera: Ma, i proprietari dei libri?
Venditore. Saranno i vent'anni che sono passati , illustrissima, ad averli delusi.
Passeggera. E che dicono a motivazione della vendita?
Venditore. Non saprebbero, a volte che non ci credono piu', semplicemente.
Passeggera. Non vi ricordate di nessuno in particolare, che abbia detto qualcosa.. di sinistra?
Venditore. No in verità, illustrissima.
Passeggera. E pure l'ideologia del comunismo era una cosa bella. Non è vero?
Venditore. Cotesto si sa. E quel che è scritto in questi libri è ancora giusto oggigiorno!
Passeggera. Non tornereste voi a vivere cotesti vent'anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste, sperando in ciò che è scritto in questi libri?
Venditore. Eh, cara signora, piacesse a Dio che si potesse.
Passeggera. Ma se quelli che hanno buttato i libri avessero a rifare la vita che hanno fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che hanno passati?
Venditore. Cotesto non vorrebbero.
Passeggera. Oh che altra vita vorrebbero rifare? la vita ch'ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l'appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
Venditore. Lo credo cotesto.
Passeggera. Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
Venditore. Signora no davvero, non tornerei.
Passeggera. Oh che vita vorreste voi dunque?
Venditore. Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz'altri patti e ideologie.
Passeggera. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell'anno nuovo?
Venditore. Appunto.
Passeggera. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto questo secolo, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d'opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male e le sue illusioni, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri comunisti, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Venditore. Speriamo.
Passeggera. Dunque mostratemi il libro più bello che avete.
Venditore. Ecco, illustrissima. Cotesto vale cinquanta centesimi. Lo ha scritto Lenin…
Passeggera. Ecco cinquanta centesimi.
Venditore. Grazie, illustrissima: a rivederla. …..Libri, libri come nuovi; e idee nuove !!!!………….
Liberamente ispirato a "DIALOGO DI UN VENDITORE DI ALMANACCHI E UN PASSEGGERE" di G.Leopardi
20 ottobre 2008
SCORPIONI
Assai piu' del prevedibile, avendo io sottovalutato fin da subito la bestia con la quale iniziavo a confrontarmi.
Eppure, a casa mia in Costarica, avevo convissuto con due di quegli esemplari installatisi nel mio bagno, a 50 centimetri dalla mia faccia e per giorni e giorni.
E solo con le mie parole e la loro immobilità ci eravamo capiti alla perfezione: "vi lascio li' e voi mi lasciate qui, a ciascuno un posto comodo, caldo, umido abbastanza, pulito, confortevole"
Inattività da parte loro, normalità da parte mia, e non era successo nulla.
Questa volta, e qui, invece, le parole non servono: lo scorpione umano è sordo, oppure non capisce, o invece sente, capisce, e proprio per questo prepara il colpo.
Molto meglio gli animali, quelli che hanno dato il nome e non quelli che lo hanno preso.
Lascia la spina, cogli la rosa
cogli la rosa;
tu vai cercando
tu vai cercando
il tuo dolor.
Lascia la spina
cogli la rosa;
tu vai cercando
il tuo dolor.
Canuta brina
per mano ascosa,
giungerà quando
nol crede il cuor.
giungerà quando
nol crede il cuor.
Canuta brina
per mano ascosa,
giungerà quando
nol crede il cuor.
giungerà quando
nol crede il cuor.
Lascia la spina
cogli la rosa;
tu vai cercando
il tuo dolor.
tu vai cercando
tu vai cercando
il tuo dolor.
Lascia la spina
cogli la rosa;
tu vai cercando
il tuo dolor.
Tu vai cercando
tu vai cercando
il tuo dolor.
Lascia la spina
cogli la rosa;
tu vai cercando
il tuo dolor.
Benedetto Pamphilj per Georg Friedrich Händel
Da Il Trionfo del Tempo e del disinganno, composto nel 1707
15 ottobre 2008
6 ottobre 2008
ANSA AMBIENTE - 4 OTTOBRE 2008
LAV: IN ITALIA 599 STABULARI, NO ALLA VIVISEZIONE/ANSA
BUSTO ARSIZIO (VARESE), 4 OTT - Un mazzo di fiori per gli animali vittime della vivisezione in nome della scienza. La Lav, lega Antivivisezione, ha voluto ricordare con una manifestazione nazionale, nel giorno di san Francesco, protettore degli animali, le migliaia di cani, gatti, topi utilizzati per la ricerca. Il corteo si e' concluso davanti la facolta' di Biologia dell'universita' dell'Insubria, nel cui laboratorio, secondo la lega,dal 2003 sono stati usati e uccisi 1.033 animali. ''Vogliamo dire basta ai fondi pubblici per gli esperimenti - - ha detto uno dei responsabili della Lav - perche' la maggior parte, infatti, e' finanziata dallo Stato e dagli enti locali e praticata da ospedali e universita' I soldi devono essere dati solo a chi usa sistemi sostitutivi alla vivisezione''.
Secondo La Lav gli animali vivisezionati finora sono stati un milione in Italia e 12 milioni in tutta Europa. In Italia gli stabilimenti o stabulari, le aree dove vengono tenuti animali per le sperimentazioni, sono 599. Il record, 133, lo detiene la Lombardia. Seguita da Emilia Romagna (99) e Lazio (61).
Nel biennio 2006-07 sono state rilasciate 60 autorizzazioni per l'apertura di nuovi stabilimenti utilizzatori. Le autorizzazioni per gli esperimenti 'in deroga' (l'impiego di cani, gatti e primati non umani, o l'utilizzo a fini didattici o il non ricorso ad anestesia), sono passate da una media di 128 per il biennio 2004-2005 a 141 per il 2006-2007, con in testa il Lazio (81), seguito da Veneto (38) e Toscana (37). Un incremento preoccupante, secondo la Lav, e soprattutto ''in controtendenza rispetto allo scenario scientifico nazionale ed europeo sempre piu' rivolti alla promozione di metodi sostitutivi all'impiego di animali''. ''Come ampiamente comprovato, la sperimentazione animale e' un errore metodologico - ha dichiarato Michela Kuan, biologa e responsabile nazionale Lav, settore Vivisezione - e in quanto tale danneggia la ricerca biomedica, oltre a torturare e uccidere milioni di animali''. La Lav sta raccogliendo firme su una petizione rivolta al Governo per chiedere decreti per rendere obbligatorio l'impiego dei metodi alternativi disponibili, per vietare la dissezione nelle scuole primarie e secondarie e il finanziamento della Legge sull'obiezione di coscienza alla sperimentazione animale (L. 413/93) e per la riconversione dei laboratori che utilizzano animali in laboratori che fanno ricorso a metodi alternativi.
26 settembre 2008
Mi sono rotta un dito.
Sembra un nonnulla questo ditino di piede rotto, che poi è la cosa che duole meno.
Duole il resto del corpo, stanco di sostenermi, la testa, stanca di pensare o dormire o leggere, l'anima errabonda, stanca di non poter decidere che cosa fare senza sbattere contro la notizia che non puo' farlo..
Credo che per un'inezia come un dito rotto, malanno non certo mortale, si potrebbe anche.. morire.
Di dispiacere, di inedia, di scoramento, di solitudine, di consapevolezza.
Credo.
25 settembre 2008
Uno squarcio di luce.. in questo paese di M.
Questa mattina mi sono svegliato presto e mi sono vestito elegante per andare a Cernusco sul Naviglio al funerale di Abdul Graibe detto Abba, nero, morto ucciso a Milano.
Per un piccolo furto, rincorso e bastonato a morte.
Non vado mai ai funerali delle vittime famose, ai funerali degli artisti importanti, dei caduti per difendere la patria, non sono andato alla passerella di lutto dei morti della ThyssenKrupp. Ma questa mattina ho deciso di andare. A Cernusco sul Naviglio, un paesino nell'hinterland milanese. In una giornata di pioggia. Arrivato lì, vedo con sorpresa che c'è poca gente. Per la maggior parte neri. Vicino alla bara di Abdul i parenti, gli amici, qualche bianco. Alcuni piangevano, altri guardavano con gli occhi vuoti il feretro. Ho cercato le corone di fiori. Erano quattro, o forse cinque. Piccole. Una di un gruppo di donne, una della Provincia di Milano.
Basta. Non c'era nessun'altra corona. Di Comune, Stato, Chiese, Sindacati, Comunisti.
La sala che ospitava il feretro, una sala auditorium quasi vuota. Litanie come lamenti, cantati con discrezione, forse per non irritare i laboriosi vicini milanesi. Un uomo, che poi ho capito che era il padre di Abdul, accoglieva le persone, sorridente. E ringraziava. Un altro uomo vicino a lui, più giovane, il viso disperato dove si vedeva la rabbia. C'era qualcosa di antico, di poetico, di unico, di straordinario in quel commiato delicato che non voleva fare troppo rumore. Non ho visto nessun politico importante, nessun prelato importante, nessun artista importante, nessun giornalista importante.
Qualcosa come una rabbia mischiata al pianto mi è salita nell'assistere al funerale di quel martire negro, diverso da quelli bianchi onorati e rimborsati vicino ai quali i nostri fantocci politici si fanno volentieri vedere con gli occhi rossi. Quelle poche persone presenti salutavano e abbracciavano la famiglia come se stessero entrando nella loro casa. C'era in quell'atto di commiato funebre una bellezza, una poesia, una sacralità che è ormai impossibile vedere nel mio Paese. Volgare, fascista, razzista.
Mascherato da finto cattolicesimo, finto comunismo, finto pietismo.
All'uscita su un piccolo quaderno ognuno scriveva il proprio nome, o un saluto a questo uomo ucciso dalla volgarità e dimenticato.
«Ciao Abdul e scusami per questo paese di m.», gli ho scritto io. A poco a poco l'esiguo corteo si è avvicinato in silenzio alla bara. Il padre di Abdul restava lì fermo con gli occhi lucidi e il viso sorridente, portando una dignità più forte del suo dolore. E prima di salire su una macchina, quasi come un ultimo regalo sublime di civiltà, libertà e saggezza a quei pochi presenti, con un dolce sorriso ci ha detto: «Grazie a tutti, l'affetto che mi dimostrate in questo momento serva a una giustizia vera».
Grazie al papà di Abdul, grazie a Abdul, che mi avete regalato in questa giornata grigia, triste, drammatica, scandalosa di inizio autunno, uno squarcio di luce.
PIPPO DEL BONO - La Stampa - 23 settembre 2008